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		<title>FRANGIA DI GAZA: L&#8217;IRRAZIONALE LOGICA DELLA GUERRA</title>
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		<description><![CDATA[ I recenti bombardamenti da parte di Israele alla Frangia di Gaza, stanno commuovendo il mondo intero, in primo luogo per la quantità di vittime, ed in secondo luogo per le conseguenze che può avere una scalata bellica, in un mondo che si trova sull&#8217;orlo di un disastro nucleare.
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<strong><em>Guillermo Sullings Portavoce dell&#8217;Umanesimo in Argentina </em></strong></p>
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		<title>E leggerò domani sui vostri giornali&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 14:28:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Non violenza]]></category>

		<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>

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Ramallah, 27 dicembre 2008.
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14         false   false   false                             MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--[if !mso]><span class="mceItemObject"   classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id=ieooui></span> <mce:style><!  st1\:*{behavior:url(#ieooui) } --> <!--[endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} --> <!--[endif]--></p>
<p style="text-align: justify;">Ramallah, 27 dicembre 2008.</p>
<p style="text-align: justify;">E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l&#8217;elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?</p>
<p style="text-align: justify;">E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e cartapesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d&#8217;altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all&#8217;angolo della strada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque un gruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamo marchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancro di Israele? Se l&#8217;obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas. Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, a bordo dei caccia tornate poi a strangolare l&#8217;esercizio della democrazia - ma quale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa. Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questa ferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio di disertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l&#8217;altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicità di Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.</p>
<p style="text-align: justify;">E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processo di pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. E effettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro otto metri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, se la Road  Map è solo l&#8217;ennesima arma di distrazione di massa per l&#8217;opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiede di fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele non intraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come - testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione di cortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l&#8217;unica mappa che procede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le case demolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pace la proposta saudita? La fine dell&#8217;occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno di reazione? Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall&#8217;altro lato del Muro?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, sui vostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l&#8217;indifferenza. Ed è solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, verso centinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita - solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani e anche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli. Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto Garcia Lorca, le parole restano nell&#8217;aria, come sugheri sull&#8217;acqua. Offrite aiuti umanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiere aperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate, indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, una clinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi - no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia - sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta, e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbe antisemita. Ma chi è più  antisemita, chi ha viziato Israele passo a passo per sessant&#8217;anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo per gli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati? Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesi la sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull&#8217;ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l&#8217;esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentano di scampare a una <em>nakbah</em> chiamata sionismo. Perché non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l&#8217;altro Israele, terzo e diverso, mentre schiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.</p>
<p style="text-align: justify;">So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa, nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo <em>apartheid</em> - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente, calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate dal diritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività  non sono che l&#8217;ennesimo collateralismo, qui, che asseconda e moltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostra neutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno si sentì berlinese, davanti a un altro Muro. Quanti altri morti, per sentirvi cittadini di Gaza?</p>
<p style="text-align: justify;">Mustafa Barghouthi con Francesca Borri</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Firenze Umanista si è presentata alla città</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 17:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Partito Umanista]]></category>

		<category><![CDATA[Add new tag]]></category>

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		<description><![CDATA[Firenze Umanista è un&#8217;aspirazione. Firenze Umanista parla di come vogliamo questa città, come la immaginiamo, come vorremmo realizzarla.
Si è svolta questa mattina, alla presenza di un pubblico attento e numeroso, la conferenza stampa di presentazione di Firenze Umanista, realtà politica nascente sul territorio fiorentino che unisce diverse realtà, che da anni lavorano nei diversi ambiti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://percorsiumanisti.net/word/wp-content/uploads/2008/12/4.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-331" title="4" src="http://percorsiumanisti.net/word/wp-content/uploads/2008/12/4-300x153.jpg" alt="" width="300" height="153" /></a>Firenze Umanista è un&#8217;aspirazione. Firenze Umanista parla di come vogliamo questa città, come la immaginiamo, come vorremmo realizzarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è svolta questa mattina, alla presenza di un pubblico attento e numeroso, la conferenza stampa di presentazione di Firenze Umanista, realtà politica nascente sul territorio fiorentino che unisce diverse realtà, che da anni lavorano nei diversi ambiti del sociale, e che si ispirano agli ideali dell&#8217;Umanesimo internazionalista con un forte riferimento nella Dichiarazione Universale dei diritti umani (che ieri ha celebrato i suoi 60 anni e che è ancora inapplicata).</p>
<p style="text-align: justify;">Firenze Umanista è un contenitore aperto a tutti coloro che si riconoscono negli ideali della non violenza, come metodologia di azione, e nella pace.</p>
<p style="text-align: justify;">Un insieme di persone che si riconoscono nel profilo Umanista.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Berti, ha puntualizzato: &#8220;La multiformità è il nostro valore aggiunto senza dimenticare che la nostra è una realtà di forte militanza, persone che sono mosse dalla volontà e convinzione degli ideali in cui credono e che, ci preme ricordarlo, lavorano a livello totalmente volontario.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si riconosce in Firenze Umanisita vuole una città veramente nuova, solidale, partecipata dalla cittadinanza, totalmente trasparente nella gestione della politica e del denaro pubblico. Il nostro è un impegno etico e vuole rimettere la politica al servizio di chi è sovrano: Il Popolo&#8221;. Continua Berti, incalzato dalle domande degli intervenuti : &#8220;La nostra è una realtà aperta al dialogo ed al confronto che, però, non è mai scesa a compromessi &#8220;. E cita l&#8217;esempio del Partito Umanista (che aderisce a Firenze umanista), che si è presentato a tutte le elezioni amministrative anche in modo testimoniale  senza  mai svendersi . &#8220;Noi non stiamo e non staremo mai con chi ci richiede compromessi su quelli che sono i nostri valori fondanti o che sceglie la trasversalità a tutti i costi&#8221;. A proposito di apertura ad altre realtà continua: &#8220;Abbiamo iniziato un processo di dialogo e di apertura, che auspichiamo di continuare, con &#8220;Un&#8217;altra città un altro mondo&#8221; perché riconosciamo in Ornella De Zordo un politico coerente, attento agli interessi veri della città e dei suoi cittadini. La De Zordo ha sempre fatto, in questi 4 anni, un&#8217;opposizione coerente. &#8220;Un&#8217;altra città/un altro mondo&#8221; ha ideali che si sposano con i nostri&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://percorsiumanisti.net/word/wp-content/uploads/2008/12/11122008241.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-332" style="border: 1px solid black; margin: 2px 3px;" title="11122008241" src="http://percorsiumanisti.net/word/wp-content/uploads/2008/12/11122008241-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Alla domanda sugli obiettivi di Firenze Umanista Berti risponde: &#8220;Siamo maturati e pronti  ad avere  dei consiglieri comunali ed anche di quartiere per poter cominciare a dire la nostra . Vorremmo che i consigli di quartiere  ritornino a svolgere un ruolo fondamentale per la democrazia partecipata e diretta. Dall&#8217;interno dei palazzi che hanno bisogno di &#8220;cambiare aria&#8221; rafforzeremo le azioni che stiamo promuovendo, sempre in collaborazione con altre realtà, a livello non solo comunale ma anche nazionale ed europeo. Un esempio per tutti la &#8220;Marcia mondiale per la pace e la non violenza&#8221; che passerà da Firenze il prossimo 10 novembre 2009 e che verrà presentata la settimana prossima, il 16/12. Crediamo sia ormai necessario, nell&#8217;attuale scenario non solo cittadino bensì globale, dare un segnale forte, di reale cambiamento&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; un periodo dove chi si mette in politica, ora più che mai, ha la massima responsabilità. Il voto non deve essere più semplicemente utile ma deve essere un voto per creare reali prospettive a futuro, un voto che sia in grado di dare risposte alla città ed al mondo che sta cambiando. Il sistema economico, finanziario e politico è crollato, è impellente necessità studiare e mettere in pratica nuove regole, creare nuovi modelli politici e di mercato, dare risposte concrete ai cittadini smettendo di sbandierare vuoti giochi politici. Da gennaio 2009 ci troveremo a dover fronteggiare una delle maggiori crisi degli ultimi tempi che influenzerà anche la politica locale, tanti sono i posti di lavoro che andranno persi anche a Firenze. Stiamo studiando di poter istituire dei presidi permanenti anticrisi per dare risposte concrete alle persone che si troveranno in difficoltà, perché questo è cio che serve&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Conclude Berti con una sorta di mini -appello: &#8221; Noi ci sentiamo pronti e motivati a fronteggiare questo difficile momento storico. E&#8217; l&#8217;ora del cambiamento, delle persone coraggiose&#8230;Per questo invitiamo tutti coloro che si riconoscono nelle nostre idee di unirsi a noi. Il vecchio è crollato, bisogna accettarlo, utilizziamo il momento di crisi per dare risposte positive e stravolgere questo sistema ormai logoro e corrotto. Per fare questo c&#8217;è bisogno di tanta energia, di unirsi con realtà affini, di arrivare al cuore dei fiorentini&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">In allegato il docuemento di Firenze Umanista, una prima versione di presentazione, il logo e una foto della conferenza stampa di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con preghiera di pubblicazione e diffusione, perché un domani non si dica che non avete visto l&#8217;elefante!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Per contatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio Berti 339/8760313</p>
<p style="text-align: justify;">Ufficio Stampa - Emanuela 339/8991706</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Comunità NASA riscatta 7 persone sequestrate, in modo nonviolento</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 15:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[varie]]></category>

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		<description><![CDATA[dei guardiani indigeni, hanno riscattato sei funzionari del Municipio di Jambalò (Cauca - Colombia) e una delegata del Ministero di Educazione che erano stati sequestrati da un gruppo armato illegale lungo la strada che unisce i paesi di Silva e Jambalò con la città di Popayan (Cauca - Colombia).
Luz Marina Quiguanàs (Cassiera del Municipio), Emilse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">dei guardiani indigeni, hanno riscattato sei funzionari del Municipio di Jambalò (Cauca - Colombia) e una delegata del Ministero di Educazione che erano stati sequestrati da un gruppo armato illegale lungo la strada che unisce i paesi di Silva e Jambalò con la città di Popayan (Cauca - Colombia).</p>
<p style="text-align: justify;">Luz Marina Quiguanàs (Cassiera del Municipio), Emilse Muñoz Collo (Consigliera finanziaria), Eumenia Orozco Rodríguez (Commercialista), Dora Jenny Bolaños (Responsabile del Bilancio), Edwin Armando Embùs (Assistente Giuridico), Hamwer Enrique Cuellar (Consigliere operativo) e  Luisa Fernanda Fraile (Operatrice di Corpoeducaciòn, organismo del Ministero di Educazione), verso le ore 18.00 percorrevano la strada nei pressi della località Ovejera a bordo di una pickup Toyota targata CBX722 di proprietà del signor Embùs e furono intercettati da 4 uomini armati e con volto coperto da passamontagna che si sono identificati come membri del sesto fronte della colonna &#8220;Jacobo Arenas&#8221; delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia).</p>
<p style="text-align: justify;">Furono obbligati a fermarsi e quindi condotti verso il Resguardo Indigena di Pioyà con l&#8217;idea di internarli poi nella selva. Un&#8217;ora più tardi la comunità indigena di Jambalò seppe di quanto era successo e immediatamente si mise in contatto con le autorità delle comunità indigene di Pitayò e di Pioyà. Queste misero immediatamente in moto tutte le persone disponibili per setacciare la zona con il proposito di trovare e riscattare le persone sequestrate.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il gruppo di sequestratori si rese conto dell&#8217;azione delle comunità indigene, verso le ore 21,00, si divise in due. Tre degli uomini armati proseguirono a piedi con Emilse Muñoz Collo e Edwin Armando Embùs, mentre l&#8217;altro si portò via il resto dei sequestrati nella Toyota. La comunità indigena continuò con la sua azione fino a metterli alle strette e costringerli a scappare rilasciando i sequestrati. Emilce Muñoz raccontò poi che i guerriglieri dissero: &#8220;Sono arrivati gli Indigeni, è arrivato il Cabildo; è meglio che vi lasciamo liberi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo un altro gruppo di indigeni, uomini donne e bambini, guidati da una stazione radio locale &#8220;Pell Sxam, Pueblo de los Carrizales&#8221; che appartiene alla Comunità Indigena di Pioyà, continuarono a seguire le tracce degli altri sequestrati fino a localizzarli. I guerriglieri cercarono di intimidire la comunità sparando in aria, ma questa si mantenne ferma nel suo proposito, nella sua convinzione che una comunità unita è più forte di ognii violenza, riuscendo a riscattare anche gli altri sequestrati. Nella fuga ii sequestratori hanno perso un revolver che è stato consegnato alle autorità indigene di Pioyà.</p>
<p style="text-align: justify;">Fatti come questi si sono verificati in diverse circostanze negli ultimi tempi nei territori indigeni e più precisamente in Pioyà, dove la comunità indigena ha realizzato diverse azioni di resistenza civile (riscatto di un cittadino svizzero nel 2003, riscatto di un elicottero che trasportava denaro dello Stato nel 2006, la disattivazione di mine anti-uomo nella località El Carmen, la eradicazione di marijuana quest&#8217;anno e ora, il riscatto di questi 7 sequestrati). Le autorità indigene si sono riunite nelle prime ore di oggi, dalle 2,00 alle 4,00 e hanno deciso di convocare le autorità dello stato, i rappresentanti degli organismi di difesa dei diritti umani e i rappresentanti degli organi di informazione per ufficializzare la liberazione di queste sette persone che erano state sequestrate.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo atto pubblico si sono resi pubblici i fatti accaduti e si è distrutta l&#8217;arma abbandonata dai sequestratori come segno di rifiuto di ogni forma di violenza e di ogni gruppo violento che porta scompiglio nelle nostre comunità. La comunità indigena non può accettare ne un esercito che costruisce false azioni sovversive (&#8221;falsos positivos&#8221;) ne una guerriglia che si proclama a favore del popolo mentre attenta contro i diritti del popolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le autorità indigene ratificano la loro politica di autonomia del territorio e di lotta per la difesa della vita e del territorio stesso, nel contesto della &#8220;Minga de los Pueblos&#8221; (cooperazione dei popoli). Allo stesso tempo rinnovano il loro appello all&#8217;unità della popolazione e al potenziamento delle organizzazioni civili e popolari dirette alla resistenza pacifica in tutto il territorio colombiano, per affrontare i progetti di morte che attentano contro i progetti di vita dei popoli indigeni, contadino, afrocolombiani e urbani.</p>
<p style="text-align: justify;">Caldono 27  noviembre, 2008</p>
<p style="text-align: justify;">Cabildo Indígena de Pioyá, Cabildo Indígena de Pitayó (Silvia Cauca) y Cabildo Indígena de Jambaló</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Attacchi violenti a Mumbay</title>
		<link>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/30/attacchi-violenti-a-mumbay/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 17:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Non violenza]]></category>

		<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[  
Cari amici
in occasione dei recenti eventi di Mumbai, che hanno scioccato il mondo, noi, Umanisti, dichiariamo ancora una volta il nostro completo rifiuto di tutte le forme di violenta e lanciamo un urgente segnale agli individui e organizzazioni per stringere alleanze, e insieme supportare la nonviolenza come l&#8217;unica via di uscita dal disastro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14         false   false   false                             MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--[if !mso]><span class="mceItemObject"   classid="clsid:38481807-CA0E-42D2-BF39-B33AF135CC4D" id=ieooui></span> <mce:style><!  st1\:*{behavior:url(#ieooui) } --> <!--[endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} --> <!--[endif]--></p>
<p>Cari amici</p>
<p>in occasione dei recenti eventi di Mumbai, che hanno scioccato il mondo, noi, Umanisti, dichiariamo ancora una volta il nostro completo rifiuto di tutte le forme di violenta e lanciamo un urgente segnale agli individui e organizzazioni per stringere alleanze, e insieme supportare la nonviolenza come l&#8217;unica via di uscita dal disastro violento in cui ci troviamo ogni giorno.</p>
<p><strong>&#8220;Noi rifiutiamo la violenza in quanto è il problema base della situazione attuale&#8221;</strong></p>
<p><strong>La violenza è la radice di tutti i conflitti, individuali e sociali.</strong></p>
<p>In questo momento non ci sono false uscite da questa situazione violenta che sta ingolfando l&#8217;intero pianeta. La violenza non è un problema per un solo settore o regione del mondo, ma un problema globale e generalizzato.</p>
<p>Cosa c&#8217;è bisogno di fare?</p>
<p>È necessario chiarirsi e chiarire gli altri. È necessario prendere una posizione, impegnarsi in maniera coraggiosa e definire chiaramente la posizione di ognuno rispetto alla violenza su se stessi e su gli altri.</p>
<p><strong>Ed infine è necessario superare la violenza che ci portiamo dentro.</strong></p>
<p>Perché tutto questo diventi possibile stiamo chiedendo aiuto. Chiediamo urgentemente aiuto a tutti gli individui e organizzazioni, al governo e a tutti i settori della società di impegnarsi nella causa della nonviolenza</p>
<p>Perché questo diventi una realtà, invitiamo tutti a sostenere e ad unirsi praticamente all&#8217;iniziativa della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza.  Questo evento gioioso partirà dalla Nuova Zelanda e si concluderà tre mesi dopo a Punta de Vacas, Argentina, dal 2 ottobre 2009 al 2 gennaio 2010, coprendo tutti e 5 i continenti, attraversando più di 90 paesi, con oltre 10 milioni di partecipanti.</p>
<p>La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza è organizzata da un team di volontari in tutto il mondo sotto la bandiera del Mondo senza Guerre e senza Violenza, un&#8217;organizzazione originaria della Spagna che lavora nel campo della pace e della nonviolenza da oltre 15 anni.</p>
<p>Il principale obbiettivo della marcia è di creare una coscienza che un mondo senza violenza è possibile, che è giunto il momento di unire tutti quelli che lavorano per la pace, e tutta la gente del mondo nel più grande tentativo di celebrare la vita, di aprire il futuro e per lasciare scorrere un fiume di pace e allegria su tutta la terra.</p>
<p>vww.worldmarch.org</p>
<p>Pace Forza e Allegria</p>
<p>sinceramente</p>
<p>Sudhir Gandotra</p>
<p>Portavoce della Regionale Umanista Asiatico-Pacifica</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>VIOLENT ATTACKS IN MUMBAI</title>
		<link>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/29/violent-attacks-in-mumbai/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 16:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Non violenza]]></category>

		<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dear Friends,
In view of the very recent events in Mumbai, which have shocked the world, we, Humanists,
declare, once again our complete rejection of all forms of violence and make an urgent call to
individuals and organizations to pledge allegiance and support to nonviolence as the only way out of the violent disaster in which the world [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dear Friends,<br />
In view of the very recent events in Mumbai, which have shocked the world, we, Humanists,<br />
declare, once again our complete rejection of all forms of violence and make an urgent call to<br />
individuals and organizations to pledge allegiance and support to nonviolence as the only way out of the violent disaster in which the world finds itself today.<br />
&#8221; We reject violence as it is the basic problem of the present moment&#8221;.<br />
Violence is at the root of all conflicts, individual and social.<br />
At this moment in time, there are no false exits from this violent situation that has engulfed the<br />
whole planet. Violence is not a problem of one sector or region of the world, but a global generalized problem.<br />
What needs to be done ?<br />
It is necessary to clarify oneself and to clarify others. It is necessary to take a stand, to committ<br />
oneself in a couragious way and define clearly one´s position regarding violence with respect to<br />
oneselves and others.<br />
And finally, it is necessary to overcome the violence that we carry within us.<br />
For all this to be possible, we ask for help. We urgently ask for help from every individual and<br />
organisation, from governments and all sectors of society to committ themselves with the cause<br />
of nonviolence.<br />
For this to become a reality, we invite everybody to support and join in practice,the initiative of the World March for Peace and NonViolence.<br />
This joyful event will take place originating in New Zealand and finishing three months later in Punta de Vacas, Mendoza,Argentina, from the 2nd of October 2009 to 2nd of January 2010 covering all five continents across more than 90 countries, with over 10 million people participating.<br />
The World March for Peace and NonViolence is organized by a team of volunteers around the world under the banner of the World Without Wars and Violence, an organization which is originally from Spain and working in the field of peace and nonviolence for the last 15 years. The main objective of the march is to raise awareness that a world without violence is possible, and that the time has come to unite all peace activists and peoples of the world in the greatest human effort to celebrate life, to open the future and let rivers of peace and joy run all across the world.<br />
www.worldmarch.org/es/<br />
Peace, Force and Joy!<br />
Sincerely,<br />
(Sudhir Gandotra)<br />
Spokesperson for Humanist Movement AsiaPacific Region.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera al PRESIDENTE ELETTO BARACK OBAMA</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 16:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Disarmo nucleare]]></category>

		<category><![CDATA[Notizie dal mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
24 Novembre 2008
Gentile Signor Presidente eletto degli Stati Uniti d&#8217;America
In primo luogo,  la preghiamo di accettare le nostre più sentite congratulazioni per la sua elezione, che rappresenta una fonte di ispirazione per la gente di tutto il mondo.  Vogliamo anche congratularci con Lei per l&#8217;integrità e l&#8217;abilità  con cui ha portato avanti la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14         false   false   false                             MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} --> <!--[endif]--></p>
<p style="text-align: justify;">24 Novembre 2008</p>
<p style="text-align: justify;">Gentile Signor Presidente eletto degli Stati Uniti d&#8217;America</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo,  la preghiamo di accettare le nostre più sentite congratulazioni per la sua elezione, che rappresenta una fonte di ispirazione per la gente di tutto il mondo.  Vogliamo anche congratularci con Lei per l&#8217;integrità e l&#8217;abilità  con cui ha portato avanti la sua campagna.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione di fronte al risultato elettorale sia a New York, dove la gente si è riversata nelle strade per festeggiare, che  a Nairobi  e in tutti i punti del pianeta, rispecchia il  desiderio di superare le tragedie storiche e le speranze più profonde dei popoli di ogni nazione e colore, perché cambi la forma di governare degli Stati Uniti e la loro relazione col mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sono momenti di grandi cambiamenti, di grandi pericoli e di grandi opportunità. Come umanisti vogliamo sottolineare soprattutto il grave  pericolo di guerra nucleare che minaccia il mondo, un pericolo maggiore perfino dei momenti più difficili della Guerra Fredda.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi motivi le rivolgiamo un appello affinché usi il potere della sua nuova carica, il mandato che ha ricevuto dai cittadini del suo paese e l&#8217;appoggio della gente di tutto il mondo, per dare un segnale decisivo che modifichi la direzione della politica estera degli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">A nostro parere le priorità per questo segnale sono: il ritiro delle truppe  statunitensi da tutti i territori occupati, compresi l&#8217;Iraq e l&#8217;Afganistan e un&#8217;iniziativa chiara ed immediata per avanzare verso il disarmo nucleare globale  in forma progressiva e proporzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La esortiamo a mettere in pratica immediatamente queste proposte,  per inviare un segnale chiaro al mondo e diminuire le tensioni internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo che il ventaglio di opportunità  per queste misure sia molto ristretto: poche settimane, certo non  mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Se lei continuerà a mostrare il coraggio e la visione evidenziati nella sua campagna, tracciando un percorso  chiaro per il ritiro delle truppe e il disarmo, siamo sicuri che la gente in ogni  parte del mondo l&#8217;appoggerà con forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Lei invece  vacillerà, si perderà un&#8217;opportunità,senza la possibilità di recuperarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che Lei non governerà  da solo e che subirà grandi pressioni da parte di potenti interessi per continuare nella direzione di militarizzazione che già ha  prodotto risultati disastrosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo anche che Lei abbia la forza e la capacità per forgiare una nuova direzione per l&#8217;umanità, in questo particolare momento storico di grandi cambiamenti per tutti noi che viviamo in questo piccolo pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei può cambiare la direzione degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; urgente e necessario salvare il pianeta dalla catastrofe nucleare; per questo può contare sull&#8217;appoggio degli umanisti di tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Vogliamo anche informarla riguardo alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Promossa da  &#8220;Mondo senza Guerre&#8221; e appoggiata da numerose organizzazioni  e personalità impegnate a favore della pace mondiale, la marcia comincerà a Wellington, Nuova Zelanda, il 2 ottobre 2009, giornata Internazionale della Nonviolenza,  attraverserà  90 paesi e 6 continenti  nell&#8217;arco di tre mesi e si concluderà  in  Argentina il 2 gennaio 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà un&#8217; attività aperta ed includente, che promuoverà iniziative creative e molteplici (marce , concerti, manifestazioni, festival, coinvolgimento dei mass-media, conferenze, seminari, incontri con governi ecc.). con l&#8217;obiettivo di generare una coscienza a livello globale della necessità urgente del disarmo nucleare.</p>
<p style="text-align: justify;">Presidente Obama, La invitiamo ad aderire alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza e Le inviamo i nostri migliori saluti ed auguri</p>
<p style="text-align: justify;">Chris Wells</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce del  Nuovo Umanesimo  per il Nord-America</p>
<p style="text-align: justify;">Tomas Hirsch</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce del Nuovo Umanesimo per l&#8217;America latina</p>
<p style="text-align: justify;">Giorgio Schultze</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce del Nuovo Umanesimo per l&#8217;Europa</p>
<p style="text-align: justify;">Sudhir Gandotra</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce del Nuovo Umanesimo per l&#8217; Asia e il Pacifico</p>
<p style="text-align: justify;">Ivan Andrade</p>
<p style="text-align: justify;">Portavoce del Nuovo Umanesimo per l&#8217;Africa</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>“CARTA COSTITUENTE DEL COMITATO STOP RAZZISMO PRATO”</title>
		<link>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/29/%e2%80%9ccarta-costituente-del-comitato-stop-razzismo-prato%e2%80%9d/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 16:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Centro delle culture]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

 Da molti mesi in Italia è venuta crescendo una nuova ondata di razzismo e xenofobia. Si tratta di un razzismo&#8221;democratico&#8221;, cioè che nasce nelle istituzioni democratiche di questo paese, ma che coinvolge attivamente ampli settori della società. Questo razzismo si manifesta sia sul piano istituzionale (inasprimento della legge 40, provvedimenti delle amministrazioni locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0   14         false   false   false                             MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Tabella normale"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:#0400; 	mso-fareast-language:#0400; 	mso-bidi-language:#0400;} --> <!--[endif]--></p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Da molti mesi in Italia è venuta crescendo una nuova ondata di razzismo e xenofobia. Si tratta di un razzismo&#8221;democratico&#8221;, cioè che nasce nelle istituzioni democratiche di questo paese, ma che coinvolge attivamente ampli settori della società. Questo razzismo si manifesta sia sul piano istituzionale (inasprimento della legge 40, provvedimenti delle amministrazioni locali contro gli immigrati, riforma scolastica che prevede classi separate per bambini stranieri, crescenti episodi di violenza contro gli immigrati ad opera delle forze dell&#8217;ordine), sia sul piano sociale (numerosi episodi di violenza contro immigrati ed immigrate ad opera di singoli e di bande razziste e, più in generale, un crescente clima di ostilità nei confronti degli stranieri e di chi è considerato diverso).</li>
<li> Esiste in Italia anche una forma di antirazzismo debole che tende a dividere gli immigrati in &#8220;buoni&#8221; (con permesso di soggiorno) e &#8220;cattivi&#8221; (cosiddetti clandestini). Si tratta di un antirazzismo democratico, istituzionale che si basa su una logica omologativa ed integrazionista.</li>
<li> Al contrario, noi partendo dal riconoscimento della nostra comune umanità, combattiamo tutte le forme di razzismo e discriminazione che provengano dalle logiche di sfruttamento, dalle istituzioni statali o da settori popolari.</li>
<li> Ci battiamo contro ogni forma di esclusione o discriminazione di genere o nei confronti di chi venga considerato diverso/diversa in ragione della propria condizione sociale, della provenienza, dell&#8217;appartenenza religiose e culturali o delle scelte sessuali.</li>
<li> Ci battiamo per la libera circolazione degli esseri umani. In ragione di ciò siamo radicalmente contrari alla legge 40 (nota come Bossi-Fini), alle espulsioni, ai C.P.T.- C.I.E.</li>
<li> Siamo contro tutte le logiche belliciste, le guerre del sistema, le guerre imperialiste e contro la logica e la pratica dello scontro etnico. Siamo a fianco dei popoli che lottano contro l&#8217;oppressione per la loro autodeterminazione e per la pace.</li>
<li> Operiamo per sviluppare dal basso solidarietà ed accoglienza per tutti gli immigrati ed i profughi e ci impegniamo a favorirne l&#8217;autorganizzazione.</li>
<li> Operiamo per promuovere dal basso amicizia, solidarietà, cooperazione nel rispetto della pluralità di scelta.</li>
<li> Ci impegniamo a promuovere sul nostro territorio momenti di confronto interculturale ed interetnico; la difesa dei diritti degli immigrati e delle immigrate; la controinformazione e denuncia del razzismo.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>A PARTIRE DAL PERCORSO UNITARIO CHE CI HA VISTO PREPARARE ASSIEME L&#8217;IMPORTANTE MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA DELLO SCORSO 4 OTTOBRE, CI COSTITUIAMO COME COMITATO INDIPENDENTE DALLE ISTITUZIONI, AUTORGANIZZATO E AUTOFINANZIATO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/29/%e2%80%9ccarta-costituente-del-comitato-stop-razzismo-prato%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Brevi Informazioni sul Progetto Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza,</title>
		<link>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/22/brevi-informazioni-sul-progetto-marcia-mondiale-per-la-pace-e-la-nonviolenza/</link>
		<comments>http://percorsiumanisti.net/word/2008/11/22/brevi-informazioni-sul-progetto-marcia-mondiale-per-la-pace-e-la-nonviolenza/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 13:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Disarmo nucleare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsiumanisti.net/word/?p=316</guid>
		<description><![CDATA[  
(promossa dall&#8217;associazione umanista &#8220;Mondo senza guerre&#8221;)
E&#8217; la prima Marcia Mondiale che percorrerà tutto il pianeta chiedendo la fine di tutte le guerre e lo smantellamento degli armamenti nucleari. Un&#8217;azione organizzata per la prima volta a livello mondiale con l&#8217;intento di riunire tutte le organizzazioni e le persone che ritengono il pacifismo e la [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify;"><em>(promossa dall&#8217;associazione umanista &#8220;Mondo senza guerre&#8221;)</em></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; la prima Marcia Mondiale che percorrerà tutto il pianeta chiedendo la fine di tutte le guerre e lo smantellamento degli armamenti nucleari. Un&#8217;azione organizzata per la prima volta a livello mondiale con l&#8217;intento di riunire tutte le organizzazioni e le persone che ritengono il pacifismo e la nonviolenza la vera via di uscita dalla situazione attuale mondiale. È una denuncia e al tempo stesso un monito per i governi violenti che stanno portando l&#8217;umanità verso una strada senza uscita. È un&#8217;azione condotta per riscattare il meglio delle diverse culture e popoli della Terra e per far confluire le volontà di tutta la società civile per eliminare definitivamente la piaga sociale delle guerre. Per ottenere: la scomparsa delle armi nucleari, la riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti, la firma di trattati di non aggressione tra i paesi; la rinuncia da parte dei governi ad utilizzare le guerre come soluzione dei conflitti. Per avanzare nell&#8217;umanizzazione del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La marcia avrà inizio in Nuova Zelanda il 2 Ottobre del 2009, anniversario della nascita di Gandhi (dichiarato dalle Nazioni Unite giorno Internazionale della Nonviolenza). Si concluderà sulla Cordigliera delle Ande (Parco di Punta de Vacas, Aconcagua) a inizi del 2010. Coprirà una distanza di 100.000 km via terra, con tratti per mare e per cielo. Una equipe di base permanente di 100 persone di diverse nazionalità farà il percorso completo. In concomitanza con il loro passaggio nelle città si realizzeranno festival, incontri, concerti, manifestazioni, forum, ecc..</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La partecipazione alla Marcia Mondiale sarà aperta a tutte le persone, comitati, organizzazioni, istituzioni che siano in sintonia con il suo spirito. Si potrà partecipare in diverse forme: aggregandosi ad una delle attività previste nel suo percorso, promuovendo nuove iniziative, partecipando virtualmente a un sito web. La nostra aspirazione è che siano migliaia, anzi milioni, le persone che parteciperanno da tutti i continenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per info:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marchamundial.org/">www.marchamundial.org</a>: sito ufficiale</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.marciamondialetoscana.org/">www.marciamondialetoscana.org</a>: sito Marcia Mondiale Toscana</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.driveway.com/s9p79d3v1">www.driveway.com/s9p79d3v1</a>: intervista a Rafael de la Rubia, fondatore di Mondo Senza Guerre</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>L&#8217;onda anomala non si	arresta!!</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 13:14:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;assemblea plenaria conclusiva - Il movimento che tutti stiamo vivendo e che abbiamo contribuito a generare è un movimento straordinario. L&#8217;Onda ha fatto irruzione nel nostro presente e nel presente di questo paese, mutando una scena, quella del governo delle destre, che sembrava suggerire solo senso di sconfitta e desolazione. La rottura definita dall&#8217;Onda ha infranto equilibri tutt&#8217;altro che marginali. Nel giro di poche settimane la popolarità del governo è profondamente diminuita; il movimento, intanto, è riuscito a codificare, con un linguaggio comprensibile ai più, un rifiuto esplicito della crisi economica globale. L&#8217;unità concertativa dei sindacati confederali sembra per adesso un ricordo lontano, mentre il 12 dicembre la Cgil propone uno sciopero generale di tutte le categorie. Non è tutto merito del movimento, indubbiamente, è senz&#8217;altro vero, però, che senza questo movimento tutto ciò non sarebbe stato possibile.<br />
Uno spazio enorme si è aperto, uno spazio conquistato dall&#8217;onda, dalla sua forza, uno spazio che ci consegna una grande sfida politica. Ci siamo detti in più occasioni, infatti, che questo movimento non vuole perdere: un movimento nuovo, una grande marea generazionale, che vuole riconquistare il futuro di cui è stata derubata. &#8220;Ci bloccano il futuro e noi blocchiamo la città&#8221;: non solo uno slogan, un modo nuovo per l&#8217;università, di praticare il conflitto.<br />
Un conflitto che parla non tanto e non solo del rifiuto dei tagli previsti dalla legge 133; piuttosto un conflitto in grado di contrapporre forza all&#8217;arroganza di chi vuole imporre la crisi socializzando le perdite di banche e imprese. Dopo anni di politiche neo-liberiste d&#8217;improvviso si riscopre il debito pubblico, un debito pubblico che viene utilizzato per sostenere i privati e che penalizza ancora i giovani, i precari, la società tutta. Si taglia il welfare, dopo che già tanto si era e si è fatto in questi anni nel senso della privatizzazione dei servizi. La sfida politica che questo movimento ha posto è come sottrarre l&#8217;università pubblica all&#8217;attacco finale che la finanziaria Tremonti e il governo Berlusconi in generale hanno disposto. Un attacco ben preciso che parla di una forma altrettanto definita di sviluppo, che individua come priorità la salvaguardia di un modello economico fallimentare invece di investire sulla formazione, sull&#8217;innovazione, sulla ricerca, in una parola sul nostro futuro. Una politica economica ben definita dalle legge 133 che prevede una serie di provvedimenti &#8220;volti a razionalizzare la spesa e il debito pubblico&#8221; tagliando indiscriminatamente scuola, servizi e università. E ancora, insieme alla drastica riduzione del personale, si prevede la possibilità per gli atenei di trasformarsi in fondazione di diritto privato, cancellando così il carattere pubblico dell&#8217;istruzione, ovvero la sua qualità essenziale e un nostro diritto fondamentale. Un movimento che non accetta rappresentanza, ci siamo detti a più riprese. Un movimento che guarda al cambiamento e che sa che il cambiamento non è delegabile, va agito da subito, nel pieno delle forme di auto-organizzazione e nel conflitto. Un movimento che ha saputo esprimere in modo chiaro e inequivocabile il suo antifascismo e di concerto la sua capacità di parlare alla società tutta, partendo dalla sua specificità ma con la tensione ad allargare quanto più possibile i temi della mobilitazione. Non solo: questo è un movimento che sta sperimentando nuove forme di organizzazione, superando anche qualsiasi forma di rappresentanza interna al movimento stesso.<br />
Partiamo da quello che il movimento è già riuscito a determinare. La controffensiva del Governo infatti non è altro che il tentativo, mal riuscito, di far fronte all&#8217;evidente crisi (anche di consenso) prodotta dalla forza delle mobilitazioni. Il progetto di riforma presentata dal ministro Gelmini, pur attestandosi su una frettolosa e confusa retromarcia, cerca tuttavia di riproporre i punti centrali del complessivo progetto di dismissione dell&#8217;università: il taglio dei finanziamenti viene ora giustificato dalle retoriche della differenziazione, dell&#8217;efficienza e della meritocrazia, che altro non sono se non i processi di dequalificazione dei saperi, di gerarchizzazione e declassamento contro cui il movimento sta lottando. Pur predicando il cambiamento il progetto di riforma del Governo rafforza i privilegi della casta baronale e la difesa dello status quo, scaricando su studenti e precari la doppia crisi, quella dell&#8217;università e quella economica. Ciò è dimostrato dalla proposta, proveniente da più parti, di innalzamento delle tasse universitarie, che possono essere pagate solamente attraverso l&#8217;introduzione massiccia dei cosiddetti prestiti d&#8217;onore. In realtà si tratta del ricorso a quel sistema del debito pienamente sviluppato nel mondo anglosassone che è alla radice dell&#8217;attuale crisi globale.<br />
Ancora una volta il Governo e il suo think tank, non fanno altro che proporre l&#8217;importazione di ricette e modelli già falliti altrove.<br />
Dunque, gli unici alleati del Governo all&#8217;interno del mondo della formazione, sono in realtà quei baroni che a parole dice di voler combattere. In questo contesto l&#8217;unica forza di trasformazione è il movimento, che non solo si oppone ai tagli della legge 133, ma sta già costruendo le basi per un&#8217;altra università. Laddove Stato e Mercato lavorano congiuntamente alla dismissione dell&#8217;università, l&#8217;Onda Anomala lancia immediatamente la sfida dell&#8217;autoriforma.<br />
Chiariamo: per autoriforma non intendiamo la definizione di un insieme di proposte tecniche da consegnare al legislatore di turno o a qualche attore specializzato nella mediazione politica o sindacale.<br />
Per autoriforma intendiamo al contrario un processo costituente aperto, modificabile e implementabile che organizza quella potenza di conflitto e autorganizzazione nella produzione dei saperi già presente in queste straordinarie settimane di mobilitazione, blocchi e occupazioni. La sfida, in altri termini, non si esaurisce nell&#8217;opposizione alla legge 133 e al futuro disegno di riforma, ma aggredisce immediatamente l&#8217;università esistente. Il fallimento del modello del 3+2 e dei tentativi di misurazione del sapere attraverso il sistema dei crediti, è stato determinato dalla diffusa indisponibilità degli studenti ad accettare i meccanismi disciplinari e la continua dequalificazione della formazione contenuti nella riforma Berlinguer-Zecchino.<br />
L&#8217;autoriforma quindi non è una semplice carta di intenti, né tantomeno un tentativo di burocratizzare l&#8217;irrappresentabilità del movimento. L&#8217;autoriforma è invece l&#8217;apertura di un processo che già vive nelle pratiche del movimento, è un passaggio di consolidamento delle forme di autorganizzazione e un rilancio degli elementi del conflitto. L&#8217;unica verifica per questo processo, è la capacità di tradurre da subito l&#8217;autoriforma in concreti elementi di programma e di agenda politica.<br />
Il movimento di queste settimane, che ha coinvolto tutto il settore della formazione e dell&#8217;istruzione, nasce da una parzialità per parlare il linguaggio della generalizzazione.<br />
&#8220;Noi la crisi non la paghiamo&#8221; condensa istanze e rivendicazioni che vanno oltre i confini classici di scuola e università, per porre immediatamente le questioni del lavoro, del welfare, della precarietà e della libertà.<br />
È su questo piano di generalizzazione che il movimento lancia la sua sfida anche verso il prossimo sciopero generale.<br />
Primo workshop: la didattica<br />
La complessità emersa nell&#8217;ambito di una discussione sull&#8217;autoriforma della didattica, ha messo in luce la molteplicità di articolazioni possibili tramite le quali immaginare una ristrutturazione dei processi didattici, cosi da poterli ripensare come non piu asserviti alla logica di disciplinamento introdotta dall&#8217;università del 3+2. Al tempo stesso queste differenze e pluralitá attestano tanto l&#8217;inevitabilità di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici, quanto la necessità diffusa di ripensare una trasformazione radicale dei processi formativi.<br />
Infatti, pur nelle differenze é emersa una chiara e totale opposizione al modello definito in Italia dal 3+2. Dall&#8217;assemblea si é prodotto quindi un dibattito complesso, espressione dell&#8217;esigenza dei differenti nodi di affrontare una discussione progettuale sull&#8217;autoriforma della didattica che dovesse tenere conto dell&#8217;articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero risaltare la volontà di avviare un processo costituente e non di arrivare ad una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell&#8217;attraversamento quotidiano delle facoltá e degli atenei giá aprono spazi di riappropriazione e decisione.<br />
Da questo punto di vista sono emersi punti di convergenza vertenziali tra le differenti realtá.<br />
1) Abolizione del sistema del 3+2 così come del sistema del credito. Da questo punto di vista si è prodotto un dibattito non sintetizzabile sulle modalità attraverso cui raggiungere l&#8217;obiettivo.<br />
2) Critica alla parcellizzazione degli esami e proposte di riaccorpamento per favorire un sapere critico e complessivo<br />
3) Rivendicazione di un&#8217;equa retribuzione del lavoro svolto in stages e tirocini: in ogni caso va garantito il carattere facoltativo degli stessi.<br />
4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitá, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell&#8217;AQUIS. In secondo luogo si è svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitá, e nello stesso tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitá.<br />
5) Abolizione dei blocchi all&#8217;accesso e lungo il percorso di formazione superiore. I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale.<br />
6) Abolizione della frequenza obbligatoria come strumento di controllo sui tempi di vita e di studio.<br />
7) Revisione dei piani di studio nella direzione di una conquista di una maggiore libertà dei propri percorsi formativi.<br />
 <img src='http://percorsiumanisti.net/word/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8)' class='wp-smiley' /> Le università del sud Italia hanno posto ulteriori motivazioni alla necessità della natura pubblica dell&#8217;università. La specificità dei loro territori pone l&#8217;accento su una massiccia corruzione.<br />
Il dibattito del workshop è stato attraversato da un&#8217;analisi comune: quello di concepire il processo di autoriforma non come un disegno organico o un intervento legislativo, ma come il recupero di spazi di decisione diretta da parte degli studenti. Questo ha significato critica alla rappresentanza studentesca, ai processi di gerarchizzazione dell&#8217;amministrazione universitaria, e necessità dell&#8217;organizzazione autonoma del conflitto: riappropriazione di spazi (biblioteche, laboratori, aule autogestite, etc.) e di tempo, diffusione critica e autonoma del sapere.<br />
Accanto a questo si è sviluppato un dibattito articolato e aperto sulla proposta dell&#8217;autoformazione: questa è una tra le varie pratiche sperimentate per l&#8217;inflazionamento e il sabotaggio del sistema del credito. La discussione su modalità autogestite di didattica ha dato spunto per proporre e approfondire la didattica partecipata, e che, in ogni caso, destrutturasse un rapporto gerarchico e verticale nella trasmissione del sapere: così come ha posto molta attenzione alla formazione non come accumulo indistinto di nozioni, ma come produzione di sapere critico.<br />
Concludiamo ricordando l&#8217;indicazione di metodo rispetto al proseguimento delle lotte indicate durante questi due giorni: la cooperazione nasce dal dibattito propositivo e non ideologico tra le varie realtá che sperimentano in maniera autonoma conflitto dentro l&#8217;università.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo workshop: welfare e diritto allo studio<br />
Il workshop di ieri è stato partecipato da circa un migliaio di persone, al pari degli altri due. Si tratta, evidentemente, di un dato eccezionale dal punto di vista della quantità, in piena continuità con l&#8217;assemblea nazionale nel suo complesso e con queste straordinarie settimane di mobilitazione che stiamo vivendo. Ma c&#8217;è di più. Il dato della discussione di ieri è eccezionale anche dal punto di vista qualitativo. I quasi cento interventi da tutte le città che si sono susseguiti per più di sette ore di intensa discussione segnano un deciso e importante passaggio in avanti nell&#8217;elaborazione collettiva e nella costruzione di agenda politica su temi assolutamente decisivi per il movimento.<br />
Lo slogan che attraversa e che maggiormente caratterizza le mobilitazioni universitarie, &#8220;Noi la crisi non la paghiamo&#8221;, definisce già con chiarezza la centralità delle questioni del Welfare e del lavoro dentro la riflessione politica e i processi di conflitto che si sono dati nelle mobilitazioni di queste settimane.<br />
Sulla crisi finanziaria globale si registrano varie interpretazioni, talora contrastanti anche negli stessi ambiti del pensiero critico e radicale. In questo workshop, com&#8217;è stato più volte ribadito, il nostro obiettivo non era la definizione in termini di analisi di genealogia e tendenze dell&#8217;attuale crisi: essendo questo un tema di straordinaria importanza e attualità, preferiamo a tal fine proporre fin da subito la costruzione di uno o più momenti seminariali. Il nostro punto di partenza è stato invece la definizione del carattere politico e il terreno di lotta che attorno al tema della crisi si apre, più precisamente sul problema della decisione della distribuzione della ricchezza sociale in un contesto che dalla crisi è profondamente segnato.<br />
Il presente movimento si muove all&#8217;interno di una doppia crisi: quella finanziaria e quella dell&#8217;università. Quest&#8217;ultima in Italia assume caratteristiche peculiari, determinate dallo storico disinvestimento nel sistema dell&#8217;istruzione e della ricerca, e dalle strategie di smantellamento operate dai governi di centro-destra così come da quelli di centro-sinistra.<br />
In questo quadro, come emerso dalla discussione, i processi di aziendalizzazione dell&#8217;università e i tagli dei finanziamenti alla ricerca e alla formazione si accompagnano all&#8217;aumento delle spese di guerra, ai fondi statali regalati alle imprese private, al piano salva-banche. La retorica degli sprechi e del contenimento del debito pubblico, abbondantemente utilizzata dal Governo nel tentativo di giustificare i tagli mortali contenuti nella legge 133, rivela qui infatti la sua natura puramente ideologica.<br />
Tutto ciò, soprattutto, permette di individuare nell&#8217;università un terreno di lotta di particolare importanza, a partire da cui produrre dei processi di generalizzazione del conflitto. La parola d&#8217;ordine &#8220;noi la crisi non la paghiamo&#8221; indica quindi non una semplice istanza espressa da un particolare soggetto sociale, ma la sua capacità di parlare il linguaggio dell&#8217;intera composizione del lavoro e del precariato contemporaneo, proprio in virtù della centralità di studenti e saperi nelle forme attuali della produzione. Quello della generalizzazione è uno dei punti particolarmente sottolineati nel corso della discussione, come posta in palio delle possibilità di sviluppo dello straordinario movimento che sta stravolgendo le compatibilità che si credevano imposte dal governo Berlusconi. Non a caso, la Cgil è stata costretta a indire lo sciopero generale sotto la spinta e la forza dell&#8217;onda.<br />
Nel workshop si è prodotta una ricca discussione che ha permesso di fare un importante passo in avanti, di analisi e di merito politico, nella riconfigurazione del diritto allo studio e nelle battaglie attorno ad esso. L&#8217;attacco al diritto allo studio non assume più solo i tratti classici dell&#8217;esclusione, ma dei nuovi processi di selezione e inclusione differenziale direttamente interni al sistema universitario.<br />
Laddove i diritti sociali non sono più garantiti dal welfare pubblico, l&#8217;indebitamento rappresenta una costrizione per continuare a soddisfare bisogni collettivi, quali ad esempio la formazione e l&#8217;accesso ai saperi. Nonostante l&#8217;irrisorio e propagandistico stanziamento di fondi per le borse di studio, strettamente regolato dal sistema meritocratico, il progetto complessivo di trasformazione dell&#8217;università va nella direzione di un aumento delle tasse d&#8217;iscrizione. In questo contesto, se il diritto allo studio è certamente garantito dalla Costituzione, esso è di fatto non solo disatteso nella pratica, bensì nel nuovo contesto produttivo assume nuove caratteristiche. Infatti, un numero crescente di persone entra nel sistema dell&#8217;istruzione superiore nella misura in cui sono costrette a indebitarsi e si dequalificano i saperi a cui hanno accesso. I processi di lotta si spostano quindi sul piano del mercato del lavoro (sempre più regolato e intrecciato alla produzione di saperi e formazione), dei processi di gerarchizzazione e del welfare.<br />
Di pari passo, il diritto allo studio si riconfigura come battaglia sulla qualità dei servizi e riqualificazione e autogestione dei saperi. Allora, prendendo anche atto del fallimento delle agenzie per il diritto allo studio, la lotta contro l&#8217;aumento delle tasse e la liberalizzazione dell&#8217;accesso, si deve accompagnare a una battaglia sulla qualità dei servizi, contro i numeri chiusi, per il non ripagamento dei prestiti d&#8217;onore (ovvero il sistema italiano del debito, ancora non pienamente affermato ma in via di tendenziale espansione).<br />
Una battaglia, quindi, contro qualsiasi tentativo di scaricare su studenti e precari i costi della crisi finanziaria e dell&#8217;università. La crisi la paghino invece le banche e le imprese, i governi e i baroni, oggi tutti alleati ben al di là delle retoriche su sprechi e corruzione.<br />
Se la sfida lanciata dal movimento ha nell&#8217;università un terreno privilegiato, deve al contempo riuscire a generalizzare le proprie istanze per poter aprire un terreno di più complessiva lotta sul welfare. Da questo punto di vista, è stato evidenziata l&#8217;inesistenza in Italia di ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno al reddito per gli studenti e i precari. Occorre allora reclamare anche in Italia forme di erogazione, dirette e indirette, di reddito per gli studenti e i precari che vadano nella direzione dell&#8217;autonomia e dell&#8217;indipendenza e del rifiuto delle forme di precarizzazione.<br />
La discussione ha elaborato delle proposte di agenda e campagna politica verso lo sciopero generale e generalizzato del 12 dicembre e oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Terzo workshop: Ricerca, Formazione e lavoro<br />
Ricerca, formazione, lavoro. Questi i temi di cui abbiamo discusso durante la giornata di ieri, dal nostro punto di vista, dal punto di vista dell&#8217;onda. Abbiamo chiamato il nostro percorso autoriforma, autoriforma dal basso dell&#8217;universita?. Autoriforma dal basso per noi e&#8217; travolgere questa università, attraversarla con i nostri desideri e le nostre proposte, proposte che<br />
vogliamo costruire a partire dalla comprensione della sua crisi e del suo rapporto con la societa?.<br />
Una crisi esplosa da tempo e approfondita da un quindicennio di pessime &#8220;riforme&#8221; volte ad aziendalizzazione e privatizzazione dell&#8217;universita?, che i provvedimenti di questo governo trasformano in catastrofe. Pensiamo al taglio del FFO, al blocco del turnover , ma soprattutto alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato, alle sue conseguenze in termini di discriminazione di censo nell&#8217;accesso a un&#8217;istruzione di qualita? e di destrutturazione dell&#8217;intero Sistema universitario nazionale. Effetti che non potranno non aggravare le gia? critiche condizioni della scuola di ogni ordine e grado.<br />
Non dimentichiamo pero? le responsabilita? di chi l&#8217;universita? ha gestito con meccanismi corporativi e clientelari, di chi soffoca la ricerca per mezzo di un&#8217;opprimente gerarchizzazione, di chi ha costruito un sistema fondato sullo sfruttamento generalizzato del lavoro precario, di chi ha oramai accettato l&#8217;idea di un drastico restringimento dell&#8217;accesso a un&#8217;istruzione pubblica di qualita?. Il nostro obiettivo è stanare e denunciare queste aberrazioni ovunque si manifestano, conoscerle per scardinarle. E&#8217; superare il cosiddetto 3+2, contrastare i suoi effetti di frammentazione e scadimento della didattica funzionali allaproduzione di lavoratori precari e ricercatori al servizio del privato o dell&#8217;impresa di turno.<br />
In due mesi di mobilitazioni abbiamo dimostrato di non avere alcuna intenzione di lasciarci incantare dalle false aperture del ministro Gelmini o chiuderci nel recinto di uno studentismo vuoto e arrogante. Abbiamo gridato dalle piazze di tutta Italia la nostra consapevolezza che solo l&#8217;unione e la generalizzazione di proteste particolari puo? rovesciare quei rapporti di forza che schiacciano il mondo dell&#8217;istruzione e della ricerca tanto quanto quello del lavoro. Solo il continuo coordinamento e allargamento della protesta potra? portare a un reale cambiamento nelle politiche del governo e per questa ragione aderiamo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre con la promessa di farlo vivere nelle nostre metropoli e in qualunque luogo<br />
raggiunto dall&#8217;Onda. Il nostro sciopero sara? dunque all&#8217;insegna della generalizzazione delle mobilitazioni, della lotta contro la precarieta? e per l&#8217;abolizione di tutte le forme di lavoro parasubordinato contenute nella legge 30, contro ogni discriminazione di genere, cultura e razza, contro la criminalita? organizzata che strangola il nostro Sud e sempre piu? anche il nostro Nord.<br />
Autoriforma e? il percorso concreto di elaborazione, d&#8217;inchiesta e di conflittualita? che mette in crisi il sistema attuale, che propone un modello diverso di universita? attraverso una critica radicale dell&#8217;esistente. Vogliamo costruire un&#8217;universita? pubblica, democratica ed accessibile a tutti.<br />
Per questo sentiamo l&#8217;urgenza, in questa fase di crisi profonda del modello sociale ed economico neoliberista, di un&#8217;universita? che sappia dare il suo contributo alla costruzione di un nuovo e piu? equo modello di sviluppo. Il nostro punto di partenza sara? l&#8217;analisi della ricerca concretamente prodotta dalle nostre universita? ed enti, delle sue ricadute sul territorio, la creazione di sapere critico e la moltiplicazione delle esperienze di autoformazione e didattica alternativa cui abbiamo dato vita nelle nostre mobilitazioni.<br />
1) L&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia della ricerca sono per noi principi fondativi. La ricerca non deve essere subordinata a logiche di mercato: le risorse e le strutture pubbliche dalle quali essa dipende non possono essere messe al servizio di interessi privati. Il sapere è un bene pubblico, una produzione collettiva e per questa ragione non appropriabile: i suoi risultati devono essere socializzati, ossia posti al servizio dell&#8217;intera societa?. Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonche? il sostegno all&#8217;editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica. Siamo pero? consapevoli che l&#8217;emergenza attuale ha tra le sue cause principali il cronico sottofinanziamento delle attivita? di ricerca, che deve essere portato almeno ai livelli indicati dal Trattato di Lisbona (3 per cento del Pil contro l&#8217;attuale 1 per cento). E poiche? una ricerca libera non puo? esistere senza ricercatori autonomi e indipendenti da ogni condizionamento, la democratizzazione dell&#8217;accesso ai fondi e la sua apertura ai ricercatori non strutturati e ai dottorandi e? per noi condizione irrinunciabile.<br />
2) L&#8217;autonomia della ricerca e la qualita? dell&#8217;universita? pubblica non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione.<br />
Tale concetto, piu? complesso della combinazione di indici presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle pubblicazioni. Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche come rendicontazione sociale delle attivita? degli atenei e del sistema nel suo complesso, che non<br />
possa prescindere dai contesti territoriali in cui le universita? sono inserite.<br />
Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione. Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti per gli atenei sia nella distribuzione dei finanziamenti ai singoli.<br />
3) Il problema del reddito e? sicuramente trasversale a tutto il corpo vivo dell&#8217;universita?: studenti dottorandi e ricercatori precari.<br />
Al lavoro di ricerca, perche? di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato e i diritti stabiliti dallo statuto dei lavoratori. La moltitudine di tirocini, stage e praticantati tutti rigorosamente non retribuiti non sono piu? tollerabili, cosi? come la dilagante attivita? didattica a titolo gratuito. Ogni prestazione deve essere contrattualizzata al piu? come forma di lavoro<br />
subordinato a tempo determinato e in tal caso deve essere garantita la continuita? del reddito, diritto fondamentale di cui chiediamo l&#8217;estensione a tutti i lavoratori precari. Non solo, commossi dall&#8217;attenzione del ministro Gelmini alle condizioni degli edifici scolastici, rivendichiamo ambienti idonei di studio, lavoro e ricerca.<br />
4) Il dottorato di ricerca e? il piu? alto grado dell&#8217;istruzione italiana e contemporaneamente l&#8217;introduzione all&#8217;attivita? di ricerca.<br />
Vanno dunque garantiti adeguati percorsi didattici e il diritto all&#8217;autonomia economica. Questo significa in particolare l&#8217;immediata soppressione dei dottorati senza borsa e il pagamento di tasse di iscrizione. I dottorandi dovrebbero vedere riconosciuti i loro diritti per mezzo di uno statuto nazionale a loro dedicato. Per quanto riguarda le specializzazioni e? emersa la necessita? di nuove procedure concorsuali trasparenti. Le mansioni affidate agli specializzandi non devono mai oltrepassare le competenze previste dalla legge.<br />
5) Per quanto riguarda la spinosa questione del reclutamento, ribadiamo la nostra ferma opposizione al blocco del turnover. Ma questo non ci basta, dopo anni di blocco dell&#8217;accesso ai giovani che ha esasperato la precarieta? e incentivato la fuga dei cervelli. Chiediamo l&#8217;istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non<br />
inferiore ai due anni: esso deve sostituire l&#8217;attuale jungla di &#8220;contratti&#8221; precari. Tali misure non avrebbero tuttavia alcun senso senza un consistente reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo. Per quanto concerne l&#8217;inquadramento della docenza, chiediamo l&#8217;istituzione di un ruolo unico e<br />
l&#8217;incompatibilita? della libera docenza con contratti di diritto privato.<br />
6) I ricercatori precari, essenziali al funzionamento di tutte le universita? italiane, sono completamente assenti dagli organi decisionali delle stesse. E&#8217; questo un elento chiave della gerarchizzazione del lavoro di ricerca e didattica. Come ogni altra categoria nell&#8217;universita?, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro<br />
rappresentanti eletti.<br />
7) L&#8217;Onda ha gia? valicato i confini nazionali. In tutta Europa si sono svolte manifestazioni di solidarieta? al movimento italiano. Questo fatto ci parla della dimensione transnazionale dei problemi che stiamo affrontando. Il lavoro di ricerca prevede la mobilita? come elemento irrinunciabile ma continuamente ostacolato dalle differenze dei diversi sistemi nazionali.<br />
Spesso le riforme, sgradite a chi l&#8217;universita? la vive, sono state giustificate in nome di una presunta volonta? di integrazione a livello europeo. Vogliamo sottolineare che uno spazio europeo della ricerca ancora non esiste e che il movimento deve assumersi la responsabilita? di cominciare a crearlo, non attraverso la normazione astratta ma attraverso la circolazione delle<br />
idee e delle lotte. L&#8217;osservazione dei diversi modelli di sistema universitario presenti al momento in Europa ci permette di rigettare immediatamente alcune ipotesi di sviluppo, come il modello anglosassone e il principio del debito di formazione, gia? ampiamente entrato in crisi in Inghilterra e negli Stati Uniti. In quest&#8217;ottica proponiamo la convocazione di una riunione<br />
europea che metta in circolo le diverse vertenze sviluppate dai movimenti di studenti e ricercatori precari.<br />
9) Questione di genere nella ricerca. Nella ricerca rimane aperta la stessa questione di genere che troviamo ovunque nel mondo del lavoro: da una parte la progressione dei carriera delle donne e? fortemente filtrata ai livelli piu? bassi, dall&#8217;altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarieta?, per cui la maternita? diventa in realta? la via di espulsione dal mondo della ricerca.<br />
10) Se infatti autoriforma è anche e soprattutto un percorso condiviso di lotte questo workshop ha espresso una molteplicita? di strade che possono essere percorse a livello locale e nazionale:<br />
- Se il precariato è il problema di questa generazione una grande inchiesta sul lavoro precario nell&#8217;universita? ci sembra fondamentale, che porti ad un censimento a livello nazionale che ci permetta di tradurre nella forza dei numeri l&#8217;enormita? del fenomeno<br />
? La congiunzione con la protesta della scuola<br />
? Appello studenti, dottorandi e precari per lo sciopero generale/gli scioperi generali.<br />
? Coordinamento con la scuola (insegnanti, genitori, precari, anti137, nogelmini, circoli genitori-insegnanti-universitari)<br />
? Azioni locali contemporanee e condivise da tutto il movimento. Giornata nazionale della ricerca.<br />
? Vertenze locali comuni studenti, ricercatori precari<br />
? Sviluppare vertenze per l&#8217;Applicazione della Carta europea della ricerca.<br />
? Iniziative di apertura verso l&#8217;esterno , nel territorio, di apertura dell&#8217;universita? alla<br />
cittadinanza, ai bambini delle scuole, alle famiglie, ai lavoratori. Seminari in piazza ecc.<br />
? Gruppo di studio sulla valutazione.<br />
? Occorre sviluppare una critica di tutti gli strumenti di governance universitari a partire dalla fondazione di diritto privato CRUI e dell&#8217;autoproclamato circolo dei migliori atenei d&#8217;Italia, AQUIS<br />
? Promuovere una assemblea Europea<br />
Una molteplicita? di strade ma molte di piu?, pensiamo, sono quelle che usciranno dalla fantasia di questo movimento, dalla forza della partecipazione che lo sta facendo vivere, dalla capacita? di sperimentare percorsi nuovi che ha mostrato in questi giorni di mobilitazione.<br />
Il movimento deve durare, sappiamo che la nostra lotta avra? tempi lunghi ma sappiamo anche che, almeno per questo paese, e? una grande occasione e grande speranza.</p>
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